Spesso fare il passo più lungo della gamba provoca ruzzoloni. Può lasciare ai malcapitati anche qualche bernoccolo o, peggio, una frattura. Succede quando il sogno, il progetto, che inizialmente regala speranze a piene mani, entra in rotta di collisione con la realtà.
Capita, come si usa dire, anche nelle migliori famiglie. Proprio come accadde, circa duecento anni fa, alla tipografia del Seminario di Padova. quando diede vita alla sua più ambiziosa e prestigiosa avventura editoriale: la pubblicazione della “Encyclopédie Méthodique”. Questa operazione è ricordata come l’iniziativa commerciale e culturale più discussa e utopistica di tutta la sua storia, iniziata nel 1684 per una felice intuizione di San Gregorio Barbarigo, che volle dotare di una stamperia il suo Seminario.
Questa “storia” legata all’Encyclopédie l’ha ricordata, nel corso dei periodici incontri che si svolgono nella Sala Forcellini della Biblioteca Antica, Pietro Gnan, segretario della Biblioteca Universitaria di Padova. Lo studioso è autore del libro “Un affare di dinaro, di diligenza, di scienza”, edito nel 2005, che narra proprio dell’affaire dell’Encyclopédie Méthodique a Padova. “L’amico Piero- ha detto Giovanna Bergantino, direttrice della Biblioteca, presentando il dottor Gnan – è proprio l’uomo più indicato, in grado di spiegarci le cause che portarono, dopo l’iniziale successo, all’interruzione della pubblicazione dei volumi da parte della nostra tipografia”.
L’applaudito racconto di Pietro Gnan ha preso avvio dalla … nonna della Méthodique padovana, vale a dire dall’enciclopedia di Diderot e d’Alambert, pubblicata in Francia fra il 1751 e il 1772. Un best seller europeo dal titolo “Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers”, che riportava ogni umana conoscenza, ripartita in 27 discipline, ciascuna delle quali andava a formare un dizionario specializzato.
Una bellissima opera, ma c’era qualcuno che voleva migliorarla, ampliandola a dismisura per farne una pubblicazione insuperabile. La sognava così l’editore Charles Joseph Panckoucke: “dovrà essere la raccolta più ricca, la più vasta, la più esatta, la più interessante, la più completa, a garanzia del miglior sapere che uno possa desiderare”.
Eravamo nel 1768. Panckoucke aveva nella sua “scuderia”, in esclusiva, scrittori come Voltaire e Rosseau ma poteva contare anche su numerose personalità del mondo della letteratura, della filosofia e della scienza. Per dare vita al suo obiettivo lanciò una campagna abbonamenti. Nel 1782 partirono le pubblicazioni che proseguiranno fino al 1832. Dopo la morte di Panckoucke (1798) l’avventura editoriale venne potata avanti da suo genero e socio Henri Agasse, e poi dalla figlia Pauline, moglie di quest’ultimo. Risultato di questa impresa: mille autori coinvolti, 210 volumi – 157 di testo e 53 di tavole – che affiancati l’un l’altro avevano una lunghezza di 15 metri, 939.941 pagine e 5.997 raffigurazioni. I tempi di pubblicazione dilatati (50 anni), le numerose difficoltà causate dai cambiamenti politici e culturali, invenzioni e scoperte “invecchiarono” l’Encyclopédie, e determinarono un finale dalle tinte fallimentari: dai 5 mila sottoscrittori iniziali di abbonamenti nel 1792 erano già scesi a 3 mila e a 500 dopo la rivoluzione francese (per coprire le spese ne sarebbero serviti 4 mila).
E a Padova? C’era da rimettere in ordine il bilancio della tipografia che virava da tempo sul rosso. Rettore del Seminario era Giovanni Coi. Visto il successo riscosso dall’Encyclopédie Oltralpe e confortato dal parere di amici e collaboratori nel 1784 decise di ristampare l’edizione parigina edita dal Panckocke. Un’operazione pirata, si direbbe oggi, ma a quei tempi non esisteva il copyright. Un’operazione copia-incolla con piccoli adattamenti alla realtà italiana. Giovanni Coi credeva così di aver trovato il “pane” per alimentare la tipografia dopo anni di magra.
“La macchina della tipografia- suggerivano, infatti, gli amici a Giovanni Coi –non può muoversi solo con le sue ruote, conviene muoverla con nuovi ordigni”. Uno di questi poteva essere l’Encyclopédie Méthodique.
Fino al 1801 il ritmo di produzione è stato impressionante: vennero stampati 205 semi-tomi (40 di tavole illustrative). Padova – ha sottolineato Gnan – offriva tre vantaggi rispetto a Parigi: costava tre volte meno, la carta era migliore e aveva un formato più grande che la rendeva più leggibile. Si pensava di arrivare a un’edizione di 70 volumi, gli abbonati ammontarono fino a 1.300 e si arrivò a vendere copie in tutta l’Europa. Conclusa la collaborazione con i Manfrè, padre e figlio, a Venezia, vennero individuati due nuovi soci, Foresti e Bettinelli e per ingraziarsi la “Republique de Venise” l’enciclopedia fu dedicata all’”eccelso governo di Venezia”. Ma i pericoli erano in agguato: in vari paesi europei viene vietata l’importazione di libri, cessa il dominio veneziano, Giovanni Coi si fa da parte, molti abbonati se ne vanno perché l’enciclopedia non finisce mai e invecchia al trascorrere degli anni; poi il 29 ottobre 1814 si verifica una disastrosa alluvione che invade i magazzini e distrugge “circa 300 colli d’opere stampate” con il “danno avutone calcolavasi allora montare un mezzo milione di lire venete”. Si andò avanti fino al 1817 poi fu scritta la parola “fine”.
Lo storico Giuseppe Bellini, a sua volta, individuerà due cause: la mancanza di abilità nell’organizzare lo smercio e la mancanza di abilità nella scelta dei libri da stampare.
Anni dopo la tipografia “risorgerà” come fece altre volte in passato, proprio come la “fenice”, il simbolo che compare da secoli sui libri che escono dai suoi torchi.

